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Ambar Cattaneo

AMBAR nasce nel 1995 da una idea-progetto di Gianluca Cattaneo. Geologo stratigrafico-strutturale con una innata passione per viaggi non convenzionali, trova la propria vocazione nello “scovare” Pietre/Gemme estetiche di nicchia e al tempo stesso di “appeal” nel  territorio Messicano.

AMBAR seleziona direttamente alla fonte il materiale grezzo. Successivamente, AMBAR affida la “qualità gemma” del materiale selezionato a Maestri tagliatori italiani che si incaricano di realizzare la Gemma finale, esaltando al massimo le caratteristiche potenziali ottiche ed estetiche del grezzo di partenza. Forme, tagli e misure varie, con un occhio di riguardo, laddove sia possibile, alla realizzazione di coppie per orecchini.

Una Gemma ricavata dal materiale grezzo selezionato direttamente alla fonte, possiede un colore e una luce dal fascino ineguagliabile.

Le Pietre/Gemme di AMBAR vengono vendute con allegato un Certificato che ne garantisce la qualità e la provenienza.

AMBAR vende Pietre semipreziose e Pietre dure – estetiche e non comuni – per la realizzazione di un Gioiello personalizzato.

LA NOSTRA

AMBRA

In Chiapas, nella parte meridionale del Messico, si estrae una magnifica e affascinante varietà di Ambra. Approfondisci »

I depositi di Ambra messicana sono situati nella parte Nord del Chiapas, in una regione abitata prevalentemente da Comunità indigene di etnia Tsotsil e in percentuale minore Tseltal e Zoque, al confine con lo Stato messicano di Tabasco.

Ed è qui, attraversando foreste naturali di alberi di cedro, ceibe, mogano, quercia e guanacaste, tra 600 e 1.000 m s.l.m., che formazioni litostratigrafiche di calcari marnosi, calcari, marne calcaree, calcareniti e arenarie contengono inglobato il prezioso “Pauch”. Con il termine “Pauch” la popolazione Tsotsil indica l’Ambra. Varietà dotata di un fascino magnetico per la sua marcatissima fluorescenza verde, verde-azzurra e azzurro-verde alla luce naturale la cui età geologica, è ascrivibile ad un periodo che va dall’Oligocene superiore al Miocene inferiore (~26 – 22,5 Ma*). L’Ambra chiapaneca, il Pauch, racchiude la testimonianza del suo passato e al contempo trasmette i riflessi e la luce della Terra dei Maya di oggi.
*Ma: mega-annum, è una unità di tempo uguale ad un milione (106) di anni.

L'AMBRA ROSSA

L’Ambra rossa naturale è una varietà ESTREMAMENTE rara, nonché pregiata. 
Il colore rosso è originato dagli effetti degli agenti esogeni e delle acque di percolazione con presenza di Sali ferrosi, sull’Ambra. Un processo secondario dell’Ambra che si presenta, generalmente, nella parte iniziale di una Miniera. 
Questa affascinante “weathering crust” nella maggior parte dei casi riguarda unicamente la corteccia esterna di un Campione. Questo è il motivo per cui è estremamente difficile produrre delle forme regolari in Ambra rossa: il mantenimento o meno del colore rosso dipende principalmente dallo spessore della crosta esterna.
Come già detto all’inizio, l’Ambra rossa naturale è ESTREMAMENTE rara; a livello mondiale, una buona percentuale, proviene dal Chiapas (Messico).

Ambra con inclusioni fossili

Come Ditta AMBAR selezioniamo con attenzione, sia per finalità collezionistiche che scientifiche, Campioni di Ambra con inclusioni biologiche sia animali che vegetali, provenienti oltre che dal Chiapas (Messico), anche dalla Repubblica Dominicana e dal Myanmar. Alcuni tra questi Campioni sono di interesse museale.

IL NOSTRO

OPALE

OPALE DI FUOCO

Lungo la carretera “rumbo a” (in direzione) Tepic si attraversa l’affascinante Paisaje Agavero della zona “tequilera” di Jalisco. È dalla distillazione della piña (il bulbo della pianta a forma di ananas gigante) dell’agave azul che si ricava il Tequila. Siamo nella parte nord-occidentale dello Stato messicano di Jalisco (Messico centro-occidentale).
Le rocce vulcaniche che costituiscono la litologia puntuale di quest’area, perlopiù rioliti, daciti e andesiti, sono state generate dall’attività del vulcano estinto Tequila (l’ultima eruzione ca. 200.000 anni fa); un’attività vulcanica che va dal Pliocene superiore al Pleistocene (~3,5 – 0,2 Ma).
Nella fattispecie la Riolite proviene da un magma costituito da un alto contenuto in Silice (magma acido) emesso da una eruzione di tipo esplosivo dovuto all’alta viscosità che tende a trattenere la componente volatile. Successivamente, a seguito del raffreddamento del magma residuo e al raggiungimento della Temperatura critica (374 °C), il gas diventa vapore e quindi, se sottoposto ad una certa pressione, riesce a condensare.
E nell’ultimo stadio della condensazione magmatica, la fase idrotermale, le soluzioni acquose derivanti dalla condensazione delle bolle gassose contenute nel magma, generano la formazione del gel siliceo che andrà ad occupare le piccole cavità (una sorta di vescicole) che precedentemente erano occupate dal gas siliceo contenuto nel magma.
Questo gel siliceo amorfo, semiamorfo o microcristallino (SiO2 • nH2O) è l’Opale; non a caso il suo contenuto di acqua oscilla tra il 6% e il 10% del suo peso totale.
La varietà più comune è “Opal CT” costituita da minuscole sfere microcristalline (150 – 350 nm) impacchettate di Cristobalite (C) e Tridimite (T) entrambi polimorfi (differenti fasi cristalline seppur con identica composizione chimica) SiO2.
Il cosiddetto “gioco di colori” (da definirsi più correttamente: iridescenza) è generato dalla diffrazione e dalla interferenza della luce. 
Queste sferette sono imballate in una griglia a struttura reticolare e a strati sovrapposti. L’uniformità di questa struttura (associata a una quantomeno minima diversità del diametro delle singole sferette), genera l’iridescenza: oscillando e ruotando l’Opale la luce colpisce le sfere da diverse angolazioni e si percepisce un cambiamento di colori.
Nella diffrazione, a seguito dell’attraversamento della luce di una struttura a reticolo regolare (come ad esempio può essere quella dell’Opale), si genera una figura di diffrazione costituita da varie frange di diffrazione.
Come già detto, essendo le singole sferette microcristalline di diametro tra 150 e 350 nm, le diverse frange di diffrazione appariranno nei colori dell’iride.
A una maggiore eterogeneità del diametro delle singole sfere microcristalline impacchettate, corrisponderà uno spettro più ampio dei colori visibili.
Le sfere di circa 150 nm di diametro evidenziano il blu e il violetto mentre quelle tra 300-350 nm producono il colore rosso e arancione, caratteristico dell’Opale del Messico.
I Giacimenti di Opale in questa zona si trovano tra 1.600 e 1.900 m s.l.m.
Poi qui, una volta terminata la selezione (con successiva “raccolta”) del materiale, ci spostiamo di 480 km verso Est, dove nei dintorni di Tequisquiapan, nello Stato federato di Querétaro, ci sono altri Giacimenti (a circa 2.000 m s.l.m.) da cui si estrae uno splendido Opale da sfaccettare dal colore arancio-rosso e rosso.
Le aree di coltivazione mineraria, in entrambi i casi (sia per le Miniere di Jalisco che di Querétaro), sono a cielo aperto.

Hyalite fluorescente

È dal cuore della parte meridionale della Provincia vulcanica della Sierra Madre Occidentale, attraversando una grande distesa complessivamente arida con cespugli spinosi, cactus nopal (l’opuntia fico d’India) e altre piante xerofile, che proviene la Ialite fluorescente del Messico che qui, ho l’orgoglio di presentare.
Il nome “ialite” deriva dal greco antico ὕαλος (hyalos) che significa “perfettamente incolore e trasparente” ed è più nota con la terminologia anglosassone: “Hyalite” (un termine che adotto anche qui).

È una varietà di Opale (Silice idrata amorfa: SiO2 • nH2O) con un aspetto chiaro e vetroso che, generalmente, non esibisce alcun “gioco di colori” (iridescenza).

È classificata come “Opal-AN”, in quanto non ha una microstruttura specifica regolare (A: amorfa) ed è costituita da molecole di Silice idrata con un reticolo (N: network) senza una matrice regolare (con contenuto d’acqua attorno al 3% del peso complessivo).
Rispetto alla Hyalite maggiormente diffusa, la caratteristica NON comune di questa varietà messicana, è di possedere una INTENSA fluorescenza ai raggi ultravioletti [sia onde lunghe (LWUV) che alle onde corte (SWUV)].
E, poiché la radiazione ultravioletta, sia a onde lunghe, che (… in percentuale decisamente minore) a onde corte, costituisce circa il 10% della luce emessa dal sole: i Campioni appaiono di colore verde giallastro.
La Hyalite si rinviene, in forma botroidale, generalmente come deposizione superficiale su Riolite ignimbritica (la ignimbrite è costituita dall’aggregazione di frammenti sottili di cenere vulcanica e di pomice).
Secondo attendibili pubblicazioni scientifiche in merito, l’età geologica di questa specifica varietà di Hyalite, risalirebbe al Miocene inferiore (~23-20 Ma) e si sarebbe formata per devetrificazione di una massa vulcanica silicea vetrosa con viscosità NON elevata.

Riguardo invece alla causa della marcata FLUORESCENZA di questa varietà di Opal-AN (Hyalite), secondo un lavoro di Fritsch E. et al. (2015) la FLUORESCENZA sarebbe dovuta alla presenza, in tracce, del catione Uranile (UO2)2+.

Le nostre misurazioni hanno rilevato un livello di radioattività pressochè inesistente.

Il bagliore verde fluorescente alla luce ultravioletta alle onde lunghe (e anche alle onde corte) è VERAMENTE impressionante!
Il verde “neon elettrico” che appare quando viene colpita dalla luce LWUV di una torcetta agli UV in una stanza buia è semplicemente… mozzafiato!
Consiglio ai Collezionisti di NON lasciarsi scappare un Campione di Hyalite fluorescente del Messico (allo stato grezzo o sfaccettata che sia).
La fluorescenza è la proprietà ottica di assorbire temporaneamente una piccola quantità di luce rilasciandola poi a una lunghezza d’onda differente.
E il fatto di possedere questa proprietà anche alla luce naturale del sole (peculiarità ESTREMAMENTE pregiata!), rende la sua “varietà gemma” perfettamente idonea (e a parer mio, consigliabilissima) al suo uso in Gioiellieria.

LA NOSTRA

Agata di fuoco

Nella parte occidentale del cosiddetto Eje Vólcanico Transversal (Fascia Vulcanica Trasversale) a circa 2.300 metri di altitudine in un paesaggio costituito da valli profondamente incise con ripide scarpate ai fianchi a mo’ di cañon, si trovano i Giacimenti di Agata di fuoco del Messico.
Siamo nello Stato federato di Aguascalientes e qui, a una decina di chilometri SE in linea d’aria della cittadina di Calvillo, si trovano le Miniere a cielo aperto di La Guadalupana, Mesa de los Indios e La Trinidad.
La litologia è costituita da rocce vulcaniche di Riolite. Generalmente, gli orizzonti produttivi sono caratterizzati da una tipologia di Riolite tufacea (il tufo è costituito dall’aggregazione di lapilli vulcanici; mediamente tra 2 e 32 mm di diametro) ossidata con allineamenti di sferuliti (generati da ricristallizzazione della pasta di fondo vetrosa), all’interno delle quali si associa l’Agata di fuoco.

Procedendo a gradini: l’Agata di fuoco è una varietà di Agata che a sua volta è una varietà di Calcedonio. Il termine Calcedonio, raggruppa tutte quelle varietà di Quarzo costituite da cristalli microscopici o submicroscopici; in altri termini le diverse famiglie del Quarzo microcristallino. Esempi, sono le diverse varietà di Agata, Corniola, Crisoprasio, Diaspro, Eliotropio e Onice. L’Agata è la varietà di Calcedonio microcristallina con tessitura fibroso-orientata e una struttura zonata generata da una deposizione ritmica di Silice (SiO2). Quindi, più nello specifico, l’Agata di fuoco è costituita da sottilissimi strati multipli di minerali ferrosi sotto forma di Ossidi: principalmente Goethite [FeO (OH)] e Limonite [FeO (OH) • nH2O]. Possiede una particolare iridescenza metallica generata dall’effetto Schiller. La luce, attraversando gli strati alternati di SiO2 e degli Ossidi di ferro, viene riflessa e rifratta conferendo una affascinante iridescenza, con i colori del “fuoco” (per rimanere in linea con il nome della Pietra). I colori più comuni visualizzati sono le sfumature del marrone-arancio, ma anche diverse tonalità di giallo, arancio, rosso e verde e, più raramente, viola e blu.

LA NOSTRA

Danburite

La Danburite è un Borosilicato di Calcio Ca(B2Si2)O8 e ha una durezza 7-7,5 della Scala di Mohs. Siamo all’interno della Provincia fisiografica della Mesa Central nella parte settentrionale dello Stato federato messicano di San Luis Potosí, non distanti dalla cittadina di Charcas.
L’area di estrazione è localizzata all’intersezione di due sistemi principali di mineralizzazione al contatto tra Formazioni litologiche sedimentarie e Formazioni ignee intrusive.
Rocce calcaree e calcareo-marnose, a contatto con le intrusive a struttura porfirica (presenza di grossi cristalli immersi in una pasta di fondo con minutissimi cristalli) quarzomonzoniti (con presenza di Boro) e granodioriti, hanno generato, per metasomatismo (alterazione di una roccia per introduzione o rimozione di componenti chimici come risultato della sua interazione con fluidi, in questo caso, di origine magmatica), un marmo bianco con zone di “skarn” disposte a frangia. Per skarn s’intende una roccia metasomatica che si è formata dal contatto tra un fuso magmatico (come in questo caso) e una roccia carbonatica (di Calcio e/o Calcio e Magnesio che sia).

Si tratta di rocce economicamente molto importanti perché spesso sede di Giacimenti di Minerali metalliferi e di Boro. È il cosiddetto Deposito polimetallico di skarn (Solfuri di Ag, Pb, Cu, Zn) all’interno del quale si trova la Danburite.
Questi Giacimenti messicani sono ubicati a una altitudine di circa 2.100 m s.l.m. e la loro età geologica è assimilabile all’Eocene medio (~46-43 Ma). La sua durezza le conferisce una ottima resistenza rendendola idonea all’uso in Gioielleria. La varietà Gemma della Danburite del Messico, va dall’incolore trasparente, al giallo oro chiaro fino ad un delicato rosa tenue.

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